Accademia di Belle Arti rivolge un saluto caro e commosso a Eleonora Rossi, mancata ieri 28 gennaio. È stata fondatrice con Valter Rossi della Stamperia Studio 2RC. Il ricordo del direttore.
L’angolo del direttore. La goccia più grande.
Eleonora Rossi

Il confine invalicabile tra vita e morte, tra uno e due, può essere forse superato attraverso l’esperienza di avvicinarsi. È quello che è accaduto a Eleonora Rossi, in quel tutto intero che è stato il sodalizio esistenziale con Valter Rossi, scomparso meno di un anno fa, riassunto nel legame artistico viandante, chiamato Stamperia 2RC: cioè lo Studio per la stampa d’arte grafica contemporanea più importante al mondo. Eleonora, disorientata da questa scomparsa non superata, aveva forse cercato il filamento che potesse riportarla a Valter attraverso le antenne del suo animo, per natura sottilissimo, alla ricerca di colui che aveva rappresentato nella tenue linea di una vita in quest’ultimo, quasi anno, il suo essere smarrito.
Tra Valter e Eleonora, fra i due grandi creatori e stampatori, Eleonora rappresentava il ‘colore’. Valter, che non adoperava i colori, lo ripeteva e scriveva, senza fine. Alberto Burri si fidava solo di lei per le stesure cromatiche; a lei erano affidate in toto, nei molti lavori e libri realizzati con Studio 2RC. A Londra, se non ricordo male un racconto di Valter, Eleonora fu lasciata sola con Francis Bacon a seguire il grande artista ignaro dell’arte incisoria, al tempo delle memorabili ‘lastre’ realizzate con il maestro. Mi pare che l’artista fosse lui, e se non era lui, era comunque un altro grande. Valter e Eleonora erano due ‘unizzatori’, cioè due creatori della ‘fonte perfetta’ – per dirla con Giulio Busi nel bel saggio dedicato al numero-panacea (Uno. Il battito invisibile, 2021) che consiglio ai giovani. Ma erano ‘due’. E qui voglio spezzare una lancia a favore anche del ‘due’, che è il numero della compagnia, ingiustamente reso responsabile del primo atto di divisione; mentre Martin Buber, il grande pensatore e studioso della mistica ebraica, riconosceva in esso il primo luogo della relazione ‘io-tu’. Cioè la via più antica e più perfetta all’Uno. L’Amore. Ho toccato con mano questa aspirazione della coppia 2RC quando ho visitato la loro abitazione all’Olgiatina romana; e Eleonora, che non avevo mai incontrato (a differenza di Valter), ha preso per mano me, e soprattutto Cristina, la mia compagna, per accompagnarci nell’orto-giardino a raccogliere un grande fiore di zucca. Non so come davanti alla delicata, quasi buddista, contemplazione di quel fiore perfetto, ho capito molte cose di lei, di lui, della ‘casa della vita’ all’Olgiata; assai meglio che guardando i magnifici Pasmore, Francis, Alechinsky, Bacon, e non so chi altri, che circondavano nella stanza. Oggi che Valter e Eleonora, arsi di aspettarsi come nella vita, si sono finalmente ritrovati, mi viene da pensare che l’Uno manifesti più di quanto possa di sé stesso solo quando si avvicina al ‘due’. Nel film Nostalghia di Andrei Tarkovskij – soggetto e sceneggiatura di Tarkovskij e di Tonino Guerra, ma, soprattutto, sceneggiatura di Tonino Guerra – a un certo punto un personaggio cruciale del film fa risuonare una parola: ‘una goccia insieme a un’altra goccia non fanno due gocce, ma una goccia più grande’.
Luca Cesari