Archivio di marzo 2010

demetrio e polibio spacer

L’enorme di sicurezza

martedì, 30 marzo 2010

mascherine

Report del 27 marzo 2010

martedì, 30 marzo 2010

report 27 marzo 1

 

 

report 27 marzo 2

 

 

report 27 marzo 3

 

Questa settimana finalmente sono cominciati i lavori per l’opera rossiniana Demetrio e Polibio. Con l’inizio della realizzazione dell’allestimento, gli allievi della scuola di Scenografia diventeranno protagonisti attivi del progetto che si concluderà con lo spettacolo in scena al Rossini Opera Festival.

Il gruppo costumi si è dedicato interamente alla realizzazione delle crinoline che faranno parte della parete di costumi bruciati, perfezionando un metodo di lavoro che velocizzerà la loro esecuzione.

Il gruppo decorazione ha iniziato a creare l’effetto bruciato su ogni singolo costume che formerà la parete di vestiti bruciati, attraverso bruciature reali unite all’uso di poliolo, pigmenti e colori all’acqua.

Il gruppo macchinisti, infine, ha completato il modellino apportando le modifiche decise durante l’incontro del 17 marzo con il regista Davide Livermore.
L’ intero progetto, completo di modellino, è stato presentato il 25 marzo al ROF di Pesaro.

Orario lezioni 2 semestre e calendario di lavoro D+P

martedì, 30 marzo 2010

orari d+p

Parlando di magia

martedì, 30 marzo 2010

Quando esci dal grigio una giornata di sole è sempre una bella cosa. Dopo aver passato un breve ma intenso periodo immersi a disegnare e designare le cose e ad inserirle e giustapporle nella pianta del Teatro Rossini. Dopo tanto esercizio di taglierino, forbici, vinavil, cartoncino e filo, la presentazione del progetto che si è tenuta ieri negli uffici della direzione tecnica è stato un simposio sui massimi sistemi dell’arte e del teatro che ha riconsegnato ad altra destinazione l’artigianato del fare e del disfare. Erano presenti alla riunione il sovrintendente Gianfranco Mariotti, il direttore artistico Alberto Zedda, la sua segretaria Francesca Battistoni, il direttore tecnico Mauro Brecciaroli e la coordinatrice della direzione tecnica Claudia Falcioni. Per non riempire l’ufficio la scuola si è presentata in formazione ridotta ed è stato un peccato perché, appunto, questa presentazione si è trasformata in un interessante approfondimento sul nostro progetto. Discussione che sicuramente avrebbe interessato tutti gli studenti che ora sono impegnati a realizzarlo. Davanti al modellino in bella mostra di sé, il regista Davide Livermore, accompagnato dalla sua assistente Alessandra Premoli, ha presentato il progetto.
La scenografia che abbiamo proposto non definisce nel palcoscenico uno spazio ma un vuoto. Esistono le bottiglie vuote, esistono le cantine vuote, esistono i palcoscenici vuoti. Questi vuoti non sono tutti uguali. Con un meccanismo assolutamente pirandelliano le presenze dei personaggi del Demetrio e Polibio si materializzano in forma di fantasmi e, attraverso oggetti abbandonati nel palcoscenico, raccontano la loro storia. Proiezioni di un vuoto che si accendono e che si fanno spiare nella penombra. Dato questo presupposto è stato gioco forza, nella presentazione del progetto, esporre gli elementi che strutturano questo vuoto e che, attraverso l’agito scenico e per combinazione spaziale, andranno a istituire i luoghi deputati per queste presenze. Si è parlato anche della magia e dell’ utilizzo di alcuni trucchi che entreranno a far parte del corredo di questo spettacolo. Non mi sembra importante svelare quali. È stato molto importante invece un distinguo che è avvenuto nella discussione colloquiale che ha contraddistinto questo incontro. Un mago quando fa un trucco, che faccia sparire una persona o che faccia uscire un coniglio da un cappello vuoto, è tutto concentrato sull’effetto e sullo stupore che ne ottiene. La sottolineatura di questi distinguo, credo importante, poneva l’accento sull’utilizzo degli stratagemmi da adottare in un universo di soluzioni a servizio della drammaturgia e su come, estrapolando questi numeri dal loro effetto, potessero evidenziare gli affetti in musica, nonché mettere l’accento con tutta la loro portata di stupore a creare un contrappunto o a sottolineare la partitura musicale, o dare maggiore spessore ai personaggi del nostro spettacolo, che sono appunto dei fantasmi. Altro quesito che questo progetto scenico (senza far troppi distinguo tra elementi scenografici, costumi e disegno registico) ha sollevato è la sua effettiva capacità di mostrare, e dunque restituire, un libretto fragile ad una comprensione immediata. La domanda posta è se questo filtro evanescente e spiritico d’ombre rese al canto non ponga un presupposto che sposti tutta l’opera su un secondo livello di lettura. Invece di uno strumento di sintesi simbolica involontariamente sembra tutto concorrere ad una schizzo-interpretazione che complica e imbroglia invece che dipanare il fragilissimo filo di un libretto d’opera così labile.
Senza entrare nelle risposte, il teatro è soprattutto un luogo dove si pongono domande. Possiamo ribadire che utilizzare il palcoscenico come luogo dove dei personaggi si danno un appuntamento per accendere la loro esistenza, è uno stratagemma stigmatizzato e ormai riconducibile a forma resa canonica da Pirandello nella sua opera più rivoluzionaria ed importante. Indiscutibilmente questa “pezza d’appoggio” è solo una chiave che non garantisce soluzioni (ma mai nessun gesto in teatro è assolutamente garantito) e che, ben utilizzata, potrà aprire la porta di questa interpretazione. Abbiamo passato in rassegna anche i costumi che, in misura maggiore di una scenografia, sembrano destinati a determinare il presupposto per una ragionevole datazione. Lavorando sui costumi si è infatti stabilito di far apparire gli interpreti in un palcoscenico d’oggi, annessi e connessi, vestiti con gli abiti dell’anno in cui sono stati immaginati, il 1816 per l’appunto, utilizzando così la convenzione secondo cui i fantasmi rimangono contemporanei a loro stessi mentre il mondo che albergano si modifica, si evolve, invecchia e muore con naturale e involontaria disinvoltura. La famiglia Mombelli, una speciale famiglia d’arte, aveva commissionato l’opera al giovane Gioacchino appena quattordicenne, consegnandogli a rate e senza continuità drammaturgica le arie, i recitativi, i concertati, le parti e le scene che compongono il libretto. È utile ricordare che questa opera dissociata non venne mai messa in scena (ancora ricorre il gioco di sovrapposizioni con i sei personaggi in cerca d’autore sopra citati) e che dunque non costituisce un precedente. Nemmeno per l’oblio.

L’opera Demetrio e Polibio prevede: un re di un improbabile regno persiano, un altro re antagonista ed infingardo anch’esso dell’estremo oriente ma travestito da ambasciatore di sé stesso; padri che cercano figli, orfani che cercano padri, giovani smunte che aspettano l’occasione di trasformare il loro amore in un gesto eroico, epico e melodrammatico. L’impasto super calorico è condito con tutti gli espedienti che aiutano a supporre un universo esotico e precoloniale che si amalgama e farcisce in odore di  “turcheria” l’inevitabile precipitare della storia nel nulla. Non possono mancare dunque: un bel rapimento, un incendio, i buoni e i cattivissimi, un’agnizione con tanto di amuleto spezzato e,  per non farsi mancare nulla, un improvviso lieto fine. Un colossal abortito e dimenticato. Invece di trattenere la rappresentazione di questo mondo esotico abbiamo scelto di riprodurre l’universo quotidiano degli indumenti ordinari all’epoca del giovane Rossini. Quasi in odor di didascalia. Restituire l’abbigliamento non tanto dei personaggi interpretati al loro prototipo di figurina, ma al mondo della famiglia Mombelli, imprigionato in un aldilà visibile solo in palcoscenico nel gesto riparator – farneticante, forse sublime, di restituire questo peccato d’omissione. Il repertorio di un tale mondo si manifesta e svanisce e poi si riaffaccia, tra macchinisti, pompieri, sarte, responsabili della sicurezza involontariamente contemporanei a loro stessi, che incidono ed insistono arbitrariamente ed in maniera del tutto accidentale in un palcoscenico spiato dal pubblico nell’agosto del 2010. Con grande piacere per gli studenti presenti s’è svolta una discussione colta su questo distinguo che ha messo a fuoco limiti e grandezze, insidie e opportunità dell’utilizzo di questa convenzione teatrale. Sono seguiti, con generale e diffusa soddisfazione, complimenti sinceri per la presentazione e per il lavoro fin qui svolto.

Colgo l’occasione a nome della scuola per ringraziare per questa involontaria e istintiva lezione di teatro dispensata e ammannita all’impronta con divertita passione, con liberatoria nonchalance.

La misura dell’elastico

mercoledì, 24 marzo 2010

Come faranno gli studenti a progettare la scenografia del Demetrio e Polibio, era una domanda esplicita che è rimbalzata intorno a questo progetto. Uno studente disegna le scarpe? Un altro i cappelli? Qualcuno invece disegnerà il pavimento fino a quando arriva il talento di turno con un’idea geniale che con manifesta superiorità condanna tutte le altre idee all’oblio? E soprattutto con quale metodo si inseriscono e si mescolano le cose, le persone, l’intemperanza e l’orgoglio nel momento pragmatico delle scelte e delle sintesi? Queste preoccupazioni hanno segnato l’inizio di questo lavoro producendo una serie di schemi rigidi che proteggevano l’apporto di ogni singola persona in una maniera squisitamente sclerotica. Appagante in linea di principio e alquanto sterile nei risultati. Non sempre queste soluzioni funzionano. Io non ho mai giocato in uno sport di squadra, e non so bene cosa si dicano gli atleti nello spogliatoio quando l’avversario in manifesta superiorità li costringe ad essere giocati piuttosto che a giocare. Il metodo è come la super formazione irreale con elementi ideali: il terzino difende, il centravanti spinge appunto in avanti, e l’ala tornante un miracolo di sorpresa che corre libera. La partita è sempre un’altra cosa e l’interpretazione di questo schema consiste nella sua totale evaporazione. L’imprevisto impone di pensare velocemente a passare la palla per riuscire a smarcarsi. Mentre ci si appella, come una devozione, ad un metodo, per non morire nella confusione più totale, si dimentica che è la partita stessa che chiederà al singolo giocatore, di provarsi all’arme al paragone, di uscire e di entrare dentro il ruolo nell’esercizio di rispondere alla partita. Il secondo progetto del Demetrio e Polibio, piombato un po’in contropiede sulle certezze granitiche della scuola e di ognuno dei suoi partecipanti, ha acceso un particolare spirito di squadra che ha velocemente cortocircuitato tutte le etichette dei personalismi e si è avvantaggiata nel poter contare sulle capacità individuali. Applicazioni della fantasia ed esercizi di rigore a canone multiplo. Non voglio dire con questo che esiste una formula per garantire l’utopia della famosa creazione collettiva. Ma se improvvisamente, con impegno e un po’ di fortuna si coagula un collettivo, cosa non scontata né facile, questo può lavorare ad elaborare un’idea con dei vantaggi esponenziali senza che l’individuo ne esca disintegrato. Il metodo non è singolare, è plurale ed elastico, e come tutti gli elastici se non è messo in tensione è inerme. Può per un attimo raccogliere anche i capelli che di nuovo sciolti si lasceranno scomporre dal vento.

Report del 21 marzo 2010

martedì, 23 marzo 2010

report 21 marzo

 

Gli allievi di Scenografia, questa settimana, hanno continuato a lavorare sul secondo progetto dell’opera rossiniana Demetrio e Polibio, portando a termine la proposta in ogni suo più piccolo dettaglio.

Il gruppo macchinisti, finiti i lavori di preparazione del laboratorio, si è dedicato al montaggio del modellino pensando anche alla parte più tecnica del lavoro. Particolare attenzione è stata riservata agli esecutivi (pianta e sezione), elementi fondamentali per la verifica dell’idea.

Il gruppo decorazione, invece, si è occupato della campionatura di alcuni elementi di scena quali i costumi bruciati. L’oggetto della ricerca si è concretizzato su quale potesse essere il procedimento da attuare nonché quali fossero i materiali utili alla loro effettiva realizzazione.

Il gruppo costumi, infine, ha portato a termine la ricerca di immagini collegate ai vari personaggi/cantanti che popolano le scene dell’opera. Un’ulteriore attività è stata individuata nella realizzazione di una delle otto crinoline che si dovranno produrre.

Tutti questi elementi sono stati presentati il giorno 17 marzo al regista Davide Livermore. Con grande piacere da parte di tutta la Scuola di Scenografia, l’incontro ha avuto esito positivo. Infatti, anche se con piccoli cambianti, l’intero progetto è stato definitivamente approvato.

Da lunedì inizieranno i veri lavori legati al Demetrio e Polibio.

Giovedi 25 marzo

domenica, 21 marzo 2010

image003

Il 25 marzo ore 14 nell’ufficio tecnico del Rossini  Opera Festival presso il Teatro Rossini di Pesaro  il regista Davide Livermore presenta assieme a una delegazione di studenti della scuola di scenografia  il progetto 2 del Demetrio e  Polibio di Gioacchino Rossini. È prevista una  bella giornata con sole primaverile. I venti saranno prevalentemente deboli e soffieranno da SSW con intensità di 8 km/h. Possibili raffiche fino a 22 km/h km/h. Temperature: 7°C la minima e 18°C la massima.

D+P 01(informazioni)

venerdì, 19 marzo 2010

Data: Urbino, giovedì 18 marzo 2010
Oggetto: Informativa sopralluogo al laboratorio di Montelabbate per selezionare dei costumi.
Come precedentemente richiesto alla Direzione Tecnica, Sabato 21 marzo 2010, Marina Miozza, Stefano Bruscoli, Adriana Renzi, studenti della Scuola di Scenografia accompagnati dalla prof.ssa Paola Mariani si recheranno al laboratorio del festival per selezionare alcuni costumi.
Questa informativa fa riferimento all’intesa tra l’Accademia di Belle Arti di Urbino e il Rossini Opera Festival del 24.dicembre 2009.

Capitolato e capitomboli e palle di neve

lunedì, 15 marzo 2010

Inutile recriminare sui progetti abbandonati e ora il secondo progetto del Demetrio e Polibio prende forma. È marzo e purtroppo nevica complicando e divertendo gli accadimenti. La progettazione di quest’opera è costellata di grandi nevicate. Neve a Torino quando, in delegazione ristretta, raggiungemmo alle fonderie Limoni Davide Livermore. Neve sull’autostrada per un ritorno epico, neve abbondante seppur tardiva in questi giorni in cui si aspetta, a dispetto degli allergici, il profumo della primavera.

Quando a Urbino nevica è tutto più complicato e la sua morfologia di rocca incastonata intorno al Palazzo Ducale rende un qualsiasi spostamento un’attraversata. Tra inevitabili battaglie a palle di neve e moon boot di plastica e un freddino polare, la Scuola di Scenografia e i suoi studenti hanno quasi finito a tempo record il suo secondo progetto per l’opera rossiniana.

Mercoledì 17 marzo dalle ore 9,30 ci sarà l’incontro con il regista Davide Livermure e tutti quanti speriamo che il progetto sia accettato nelle sue linee generali in maniera tale da poter partire con i preventivi e cominciare a costruire quella parte del progetto che è di nostra competenza.

Le elezioni e le vacanze di Pasqua non aiutano il nostro calendario. Per questo secondo progetto abbiamo abbandonato ogni cautela, concentrandoci su di un solo obbiettivo: quello di confezionare dentro un perimetro di regole e di spazio, un palcoscenico abbandonato in tempo da record. Cercare prima e restituire subito l’aspetto di un vuoto (non uno qualsiasi) dentro un palcoscenico in cui vengono stipate ben tre opere. Un esercizio di stile, una sottrazione scenografica di segni, un’evaporazione dalle cose. Vapori fumi e vuoti. Appunto. Uno spazio bruciato per fantasmi dell’opera.
Nella prima settimana di lavoro al nuovo progetto dell’opera rossiniana Demetrio e Polibio, gli allievi di Scenografia si sono divisi in quattro gruppi che seguiranno la realizzazione pratica del progetto fino alla sua effettiva conclusione: macchinisti, decoratori, costumisti e “ufficio tecnico”.

Il gruppo macchinisti, in attesa che il progetto venga approvato definitivamente, ha impiegato il suo tempo nella sistemazione del laboratorio, in modo che possa poi essere funzionale alle esigenze di costruzione della scena.

Il gruppo decoratori, in collaborazione con l’ufficio tecnico, si è preoccupato della realizzazione del modellino in ogni suo particolare, della messa in pianta del progetto e del capitolato. Il tutto sarà presentato prossimamente al regista.

Il gruppo costumisti, infine, si è suddiviso ulteriormente in due sottogruppi che si occuperanno delle seguenti attività: il primo della ricerca e realizzazione dei costumi di scena; il secondo, in stretta collaborazione col gruppo di decorazione, della costruzione delle crinoline utili a completare una parte della scenografia.

2° proposta "Demetrio e Polibio"

2° proposta "Demetrio e Polibio"

 

downloadPianta 2a ipotesi DP

 

downloadSezione 2a ipotesi DP

 

downloadCapitolato

 

downloadImmagini del capitolato

Le idi di marzo

giovedì, 4 marzo 2010
Celebrati gli esami della sessione straordinaria di febbraio, la premiata Scuola di Scenografia si è messa all’opera.

In attesa del prossimo incontro con il regista, il secondo progetto del Demetrio e Polibio incomincia a prendere forma.

 

bauli

 

Fotografie modellino - proposta bauli

Fotografie modellino - proposta bauli

 

Gruppo modellino con studenti all'opera

Gruppo modellino con studenti all'opera

 

Gruppo costumi al lavoro

Gruppo costumi al lavoro

 

 

Gruppo macchinisti che mette a posto il laboratorio

Gruppo macchinisti che mette a posto il laboratorio