Archivio di febbraio 2010

demetrio e polibio spacer

Commento di Davide Livermore al report del 25 gennaio

giovedì, 25 febbraio 2010

Gentili docenti e allievi,un breve commento al vostro report.
L’impossibilità di entrare al Rossini con un QUALSIASI allestimento (concetto espresso chiaramente al sottoscritto per la prima volta dalla direzione allestimenti del ROF in vivavoce al telefono, come esposto al vostro punto 6) ha fatto emergere improvvisamente un’idea che mi ha appassionato, ed ha coinvolto i ragazzi e Francesco, in modo immediato.

Quest’idea nasce da vincolo tecnico ma ha una portata poetico – teatrale importante: ci sono spettacoli che si perdono nella prassi esecutiva ed entrano in un oblio, come Demetrio e Polibio, ma che restano comunque nella memoria di teatri vuoti e che solo le vite, le anime di chi ha creduto amato, prodotto tali lavori può far rivivere. È lo spettacolo delle anime che popolano gli spazi teatrali nel silenzio e nel buio, in quegli edifici, che, come nulla in Italia, hanno addensato esperienze umane, artistiche, politiche e sociali e che ancor oggi rappresentano le stanze ove risiede l’autentica memoria del nostro paese, la nostra essenza: I TEATRI. È per questo che necessitiamo ad ingresso pubblico di un allestimento, che dev’essere smontato nella Sinfonia, un tutto pieno che diventa un vuoto da cui assolvono i fantasmi di questa storia che, come tali giocheranno senza gravita, senza corpo in continua interazione con l’edificio, il Teatro, che è il luogo ove tutto si compie, dove tutto resterà sempre.

Oggi ho la prima a Bologna (Idomeneo)

Ieri bell’incontro con Francesco con cui abbiamo continuato ad approfondire il rapporto tra questa scelta poetica e lo spazio scenico, quindi il vostro coinvolgimento progettuale e realizzativo.
A presto.

Davide Livermore

Report del 22 febbraio 2010

lunedì, 22 febbraio 2010

Demetrio e Polibio
Aggiornamento 22 febbraio

In questo mese l’Accademia è impegnata nella sessione straordinaria di esami e diplomi e, nelle Sala del Castellare del Palazzo Ducale, ha inaugurato Caleidoscopio;  una mostra con le opere dei suoi studenti.
Questo arco di tempo ha permesso una pausa fisiologica al progetto del Demetrio e Polibio traghettato da difficoltà intrinseche, già ampiamente trascritte nel precedente report, verso un secondo progetto.
È stato necessario mettere a fuoco tutti gli aspetti che hanno invalidato il primo progetto, delimitando  il palcoscenico in maniera tale che i problemi accantonati non insistessero, sotto altro aspetto, a compromettere un esercizio di sostanziale equilibrio. In questo senso si è perseguita la ricerca di armonia tra un budget blindato e una serie di sovrapposizioni spaziali con altre opere compresenti dentro il palcoscenico del Teatro Rossini che dettavano limiti e grandezza al nostro osare.
È stato per certi versi un mese intenso, fitto di incontri con Davide Livermore,  con il Direttore Tecnico Mauro Brecciaroli e con il festival tutto; un mese  costellato di telefonate, riunioni e utili chiarimenti che hanno dato agli elementi di struttura e di sutura di questa proposta un’ organizzazione di fattibilità.

 

 Proposta progetto 2

 

La nuova proposta drammaturgica alla quale presto dovremo dare forma è in buona sostanza la rievocazione di fantasmi di personaggi rivelati medianicamente a luce di candela.
Nel palcoscenico vuoto emergono: cantinelle, tiri contrappesati, costumi e bauli abbandonati pirandellianamente o come nel film Fantasmi a Roma (1961 Antonio Petrangeli). Oggetti che riscattano dal silenzio la loro piccola trama tra proiettori abbandonati che fliccano intermittenze fuori partitura.

 

Disegno di Davide Livermore

Disegno di Davide Livermore

Non c’è quindi da progettare una scenografia bensì restituire al palcoscenico un vuoto fatto di tiri, di botole e delle sue macchine semplici. I fantasmi abitano proprio lì seduti su una cassa, addormentati in bilico sopra una cantinella dove infastidiscono bonariamente i tecnici che stanno montando o smontando un’altra scena.
I costumi di quest’opera cercano quindi di ricalcare un Ottocento volutamente oleografico senza eccessi da melodramma e appena un po’ impolverato. Se il primo progetto cercava dentro la trama i caratteri dei propri personaggi puntellando la drammaturgia attraverso dei rimandi alla spy story e al cinema d’azione.
Veniva infatti caratterizzato Polibio come un uomo malato e malfermo, mentre Eumene – Demetrio sembrava ricalcare l’essenza nera di qualche cattivissimo rinchiuso tra le tavole di Sin City. Al contrario queste anime, evaporate dalla urgenza del contrasto, riveleranno qualcosa di sé nel semplice atto di sparire e di apparire magicamente, accendendo una fiammella del loro essere attraverso le note di Gioacchino bambino. Saranno le macchine del teatro, le scale, e i sipari che per errore si aprono e si chiudono a puntellare l’azione di questo dramma.
Disegno di Davide Livermore

Disegno di Davide Livermore

Con il Direttore Tecnico abbiamo convenuto i limiti dello spazio a disposizione del palcoscenico:
un quadrato (rosa nella figura in basso) di 15 metri di larghezza e 10 metri di profondità calcolando questa dal sipario. Lo spettacolo necessità di botole. Nella pianta, con uno schema da battaglia navale, sono  presenti le possibilità che abbiamo di aprirne tali botole pari ad un numero che il regista stabilirà  direttamente con la direzione tecnica. Nonostante l’indicazione prudenziale del 10 x 15 il regista ha già chiesto di utilizzare l’ingresso nel retropalco, ben sapendo che in questo spazio saranno immagazzinate le scene di altri spettacoli.
Pianta del Teatro Rossini

Pianta del Teatro Rossini

Tra le indicazioni di come connotare questo vuoto ha avuto un certo rilievo Personnes, (in francese nessuno) immensa istallazione di Christian Boltanski fortunatamente rimbalzata dalle pagine dei quotidiani sul tavolo dell’ultimo incontro avuto con il regista a Bologna.
4

 

Su internet ci sono ancora tracce di questi articoli che vi segnalo:
http://www.artsblog.it/post/4813/personnes-christian-boltanski-al-grand-palais
http://www3.lastampa.it/arte/sezioni/mostra-della-settimana/articolo/lstp/122582/
http://viaggi.corriere.it/consigli_di_viaggio/mostre_e_eventi/2010/boltanski_parigi/mostra_boltanski_parigi.shtml
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/02/13/christian-boltanski-monumenti-di-vestiti-parigi.html

Altri elementi che costituiscono questa proposta saranno esposti il martedì 2 Marzo ore 14,30 in aula; e prego tutti di essere presenti con la massima puntualità.
Per cause ampiamente spiegate ci troviamo a dover mettere a fuoco questa proposta formalizzandola in progetto in sole due settimane e prego tutti quanti dunque di fare la punta alla matita.

Report del 25 gennaio 2010

giovedì, 18 febbraio 2010

Incontro del 25 gennaio

 

1

25 gennaio 2010, ore 03,00 A14

 

Una croma beige, metallizzata, noleggiata, con bagagliaio capiente, è sull’autostrada A14.

Direzione: Torino.

Tre studenti, un modellino e un tempaccio. Aggiungasi un insegnante di scenografia.

Nel punto più buio della notte, nell’andirivieni sincronico del tergicristalli, abbiamo inviato laconico un sms a Livermore: “ore 3 siamo partiti”. Ogni tanto ci si ferma in qualche stazione dormitorio. Un tir tutto bianco ha sul vetro una croce azzurra, celtica, minacciosa e fosforescente. Il camion si chiama Mariadilourdes. Tutto attaccato.

Bisognerebbe farci caso a certi nomi. Anche ai nomi delle stazioni di servizio: Santerno, La Pioppa, Secchia, San Martino Est, Arda Est. Qui, oltre un caffè di ordinanza, mi imbatto in due bancali enormi ricoperti di palloni morbidosi, mollicci e ricoperti di peduncoli elastici umidicci e schifosi. Il fatto non trascurabile che siano auto-illuminanti non sottrae loro quel tanto di ribrezzo che ne garantisce una vendita di massa. Ci diamo il cambio alla guida e quando mi sveglio siamo fermi in fila ad Alessandria. A destra e a sinistra della Croma solo camion. Nevica. Al posto dell’isoradio il rosario di Radio Maria, la voce cristiana nell’auto. Al posto delle informazioni sul traffico la fede.

 

2

ore 08,00 Stazione di Servizio Crocetta Nord

 

Telefonata con Davide:“Buongiorno . No! No! Non siamo affatto dei pazzi! No stiamo facendo colazione! Si! Mi dispiace! No a .. davvero! Scusa Davide, come è andata la prima dell’Idomeneo ? Ah… Si compro la Stampa! Accidentaccio!Ok! Senti, dove ci vediamo a Torino? Ma sta nevicando? Si! Arriviamo tra un ora circa. Dove arriviamo? Fonderie Teatrali Limone. Moncallieri.Va bene. Buon viaggio. Grazie. »

 

3

ore 09,30 Fonderie Teatrali Limone Moncalieri.

 

Uno spazio speciale con ciminiera che, innevato, sembra ricalcato dalla “metafisica” di De Chirico. Intorno guardiole che con gentilezza rinchiudono e proteggono relativi guardiani, ci fanno capire che siamo attesi. Scarichiamo il modellino e, in una stanza calda, Adriano e Gianluigi incominciano a rimontarlo. Lo fanno con attenzione.

Le fonderie Limone sono ora uno di quegli spazi che tutti dichiarano di volere nel mondo. Un esempio di recupero d’archeologia industriale con tanti luoghi, alcuni per le prove, altri per le lezioni, una foresteria. Qui il Teatro Stabile di Torino organizza corsi per attori, per cantanti e un corso di danza contemporanea.

Sala K, voci infreddolite di cantanti come unico sottofondo, tra costumi di prova, alla presenza di Davide Livermore, abbiamo consegnato il nostro progetto.

 

4

ore 10,30 Fonderie Teatrali Limone Moncalieri. Sala K

 

Abbiamo molto da fare. Abbiamo un modellino su misura. Presentiamo al regista tutti gli elementi uno per uno. Cosa si può fare, cosa non si può fare, come entra in scena come ne esce. Con calma proviamo a rivedere tutti i quadri dello spettacolo oggetto per oggetto, scena per scena. Il fatto che il modellino piaccia molto al regista non ci toglie il sospetto che qualcosa in questo progetto non vada bene. A tutti è sopraggiunta una bella fame e Davide ci offre un buon pranzo.

 

5

ore 12,30 Ristorante il Porto di Savona.

 

6

ore 15 Sala K: download

 

Abbiamo mangiato come dei pashà. Davide ha una piccola riunione per qualche problema che si è presentato nella sua scuola. E’ ora il momento di passare in rassegna i bozzetti dei costumi. Non tutti vanno benissimo, ma la cifra stilistica sembra azzeccata e, con alcune modifiche e qualche aggiustamento, sembrano licenziabili.

Si torna invece a parlare dell’idea complessiva dello spettacolo che, come previsto dalle nostre peggiori paure, non corrisponde a tutte le esigenze dinamiche che la regia vuole imprimere a questo spettacolo.

Infatti, senza elementi molto importanti quali un piano praticabile mobile e un meccanismo a zoom che ritagli porzioni del palcoscenico al posto di una serie di quinte mobili, la macchina scenico-cinetica che sottintende questo allestimento, risulterebbe al quanto limitata nelle sue possibilità.

Sono costretto ad elencare di nuovo una serie di limitazioni spaziali ed economiche, che ci hanno costretto a non prendere nemmeno in considerazione l’idea di progettare simili elementi. Durante il periodo di progettazione credo di aver involontariamente assillato il regista ribadendo tutti i vin­coli tecnici ed economici, fino a provocare in lui la sensazione dichiarata di non aver a che fare con una scuola di sce­nografia (e di poter giocare liberamente di sponda con il suo immaginario) ma con degli esattori dei limiti. Questa ambiguità, questa diversa visione degli argomenti e dei problemi relativi all’allestimento scenico, questa mancanza di chiarezza e di comunicazione ha impresso una forma ad un proposta che non siamo riusciti a licenziare. At­traverso due telefonate concitate, liberatorie e finalmente esaustive (una al Direttore Tecnico e la seconda al Sovrintendente), Davide ha avuto il download di un quadro realisticamente completo dello stato delle cose.

 

7

ore 17 Ancora sala K

 

Se non possiamo fare lo spettacolo che vogliamo, costretti dentro questa serie di limiti incrociati, siamo costretti a ripensare tutto. Esordisce il regista.

 

8

ore 17,20 Sala K

…Silenzio.

 

9

ore 17,25 Sala K

 

Modellino, spazi cinetici e costumi sembrano in un solo attimo volatilizzati e si fa spazio una seconda idea.

Questo progetto appare come un miraggio, mentre Davide lo interpreta raccontandolo come si racconta un film. Il nuovo progetto è una specie di evocazione fantasmatica della famiglia Mombelli. In un palcoscenico che si va svuotando, appaiono e scompaiono e poi riappaiono dalla polvere i personaggi del Demetrio e Polibio. La scenografia è appunto questo vuoto illuminato a luce di candela. Questo proposta prevede:

       1.       L’utilizzo della scenografia del Sigismondo.

       2.       L’uso diffuso di candele e candelabri alcuni dei quali, possibilmente, con accensione e spegnimento au­tomatico.

       3.       Alcuni elementi pirotecnici di fuoco.

       4.       L’utilizzo di botole e forse qualche apparizione da una di esse tramite elevazione

       5.       Tiri in cui vengono imbragati figuranti.

       6.       Tre o quattro finte americane, luci praticabili e motorizzate che possano far salire e scendere cantanti e figu­ranti.

       7.       L’utilizzo di un mago e problematiche legate ad alcuni giochi magici.

       8.       Un sipario.

       9.       Un sipario bruciato.

     10.   La costruzione di uno o più telai con specchi piuma.

     11.   L’utilizzo del magazzino degli elettricisti come ingresso in palcoscenico.

Dopo averci esposto questo nuovo piano di battaglia, dopo averci rifatto i complimenti per quanto inevitabilmente accantonato, Davide chiama al telefono un mago. Parla anche a lui di questo progetto. Stanno al telefono per una buona mezz’ora. Dopodiché ripassiamo tutta la proposta, vulcanica-mente esposta al mago. La serata finisce, Davide torna a casa e ci diamo appuntamento per l’indomani alle ore 10. Circa. Lasciamo tutte le cose nella sala K e prendiamo l’auto verso il centro di Torino.

 

10

Ore 19 a zonzo per Torino

Nella notte più umida di tutto l’inverno, tra i pieni e vuoti del panorama umbertino di questa città, ci aggiriamo con un boh stampato in faccia. Si mangia anche una pizza (grave errore geografico), si beve anche una birra. Torniamo alla foresteria delle Fonderie Teatrali Limoni a Moncalieri senza quasi dire una parola.

 

11

26 gennaio 2010, ore 10 Foresteria

 

Ricevo un sms da Davide. Sostanzialmente ci chiede di raggiungerlo alle ore 10,30 in un viale di Torino.

Grazie al navigatore atterriamo senza sostanziali difficoltà prima del previsto. In un baretto popolare ci godiamo inevitabilmente un cappuccino e relativa brioche.

 

12

Ore 10,30 La casa del mago

 

Davide arriva con la moto. Ha il casco e telefona. Noi lo seguiamo, saliamo all’ottavo piano di un condominio e all’improvviso siamo in casa del Mago. Si tratta di un illusionista famoso. Elio Alexander De Grandi, in arte Mago Alexander. Improvvisamente e per fortuna tutto l’incontro assume un aspetto sospeso nel tempo, sarà la casa accogliente, saranno i tappeti, i budda incastonati nella libreria, saranno le frappe o le chiacchiere zuccherate, la leggerezza dell’incontro che ci fa parlare di apparizioni e sparizioni, coltelli e candele, ma con un po’ di zucchero a velo sopra.

In questa atmosfera divertita non manca un piccolo trucco a cui si sottopongono i miei allievi, che vedono diventare di picche l’asso di cuori ed altri piccoli stupori condensati.

 

13

Ore 13 Torino in un bar qualsiasi

 

Usciamo da casa del mago Elio e ci ritroviamo di nuovo nel piccolo Bar della colazione. C’è meno magia ma fanno dei primi niente male. Mentre mangiamo scarabocchiamo assieme a Davide tutte le tovaglie a disposizione tracciando e componendo, fantasticando sedie volanti e pareti incendiate e, per quanto mi riguarda, ripassando mentalmente tutte le nuove difficoltà dell’impresa.

 

14

Ore 15. Ancora alle Fonderie Teatrali Limone Moncalieri.

 

Siamo di nuovo alle Fonderie. Smontiamo il modellino, paghiamo la foresteria, digitiamo nel navigatore l’indirizzo di ritorno. Lasciamo Torino più grigia di quanto l’abbiamo trovata. Facciamo il pieno. Accendiamo isoradio che racconta tutta la neve che incontreremo.

 

15

Ore 21 Autostrada

 

Dopo duecento chilometri infernali passati dietro a uno spazzaneve, stiamo per arrivare a Pesaro. In automobile ogni tanto si accenna, si balbetta qualcosa di quanto successo. Poi le parole tornano indietro e, nonostante la fascinazione dei fantasmi evocati in questo nuovo progetto, il modellino in dismissione rumoreggia ad ogni sobbalzo della croma metallizzata. Speravamo di portare a casa una soluzione e invece torniamo a casa con tutti problemi nuovi.

Il teatro è il luogo dove niente è impossibile e dove sempre tutto si ricombina. Questo vecchio adagio risuona un po’ loffio ora ed è meglio non spenderlo con la scusa di tirare su il morale. Per fortuna sto zitto. Talvolta è piacevole quando si sbaraglia il campo e il foglio ritorna bianco e tutte le cose spariscono. La neve sembra ricordarcelo.

Questo progetto prevede un niente organizzato e, nel cuore della notte, il tergicristallo batte il suo ritmo, la radio ci consiglia la prudenza. Nonostante sia tutto bianco la notte non é chiara.

 

Modellino

lunedì, 1 febbraio 2010

Foto del modellino

 

Dopo le prime presentazioni del progetto scenografico, queste sono le foto del modellino pensato come strumento di verifica spaziale, realizzato seguendo l’ultima proposta di allestimento presentata a dicembre.

Le immagini mostrano una sequenza non ordinata di alcune scene dell’opera rossiniana “Demetrio e Polibio”. Possiamo notare come la “scatola nera”, presente nelle inquadrature sopracitate, sia caratterizzata da tutti quegli elementi di scena utili alla drammaturgia dell’opera. Per citare un esempio significativo: uno dei segni grafici più forti, per la prima scena del primo atto ma in generale per l’intera opera, è il neon dalla forma ovale, pensato come vero e proprio luogo deputato. In altre parole uno spazio che può avere tra le sue caratteristiche quella di tracciare un “dentro e fuori” all’interno della scena stessa.

La realizzazione del modellino può considerarsi un punto di arrivo importante per un primo periodo di studi che, dall’inizio dell’anno accademico, arriva sino ad oggi.